domenica 5 dicembre 2010

Lophophora alberto-vojtechii


L'innesto meglio riuscito, cominciano ad uscire dei polloni che potrò reinnestare o far radicare


Ormai è passato quasi un anno da quando ho seminato le prime Lophophora alberto-vojtechii e, come era da aspettarsi, sono rimasto colpito dalla lentezza di crescita. Di 30 semi piantati in germinatoio, ne sono nati una decina, ma purtroppo ne morirono circa la metà per colpa di un attacco fungino di cui mi accorsi in ritardo. Così ho anche perso un esemplare dal colore chiaro (nonostante le lampade day-light) che con tutta probabilità era variegato.


Dei semenzali rimasti ne innestai i tre di maggiori dimensioni su Selenicereus grandiflorus, e lasciai due semenzali più piccoli su proprie radici. La crescita degli innesti è stata abbastanza rapida, in pochi mesi due di loro hanno raggiunto le dimensioni standard della specie di 1,5 - 2cm, mentre un terzo innesto ho dovuto passarlo su Trichocereus pachanoi a causa della morte del portainnesto (ho esagerato con l'acqua..) e deve ancora mettersi bene in tiro.

Innesto su Trichocereus pachanoi


Per fare gli innesti basta tagliare i semenzali appena sopra le radici con una lametta da barba disinfettata con dell'alcol, e appoggiarli sopra il portainnesto all'altezza dei fasci, che nel caso del Selenicereus si trovano nel centro, facilitando notevolmente l'operazione (in Pereskiopsis e Trichocereus sono decentrati "ad anello"). Una leggera pressione per alcune ore sopra alla marza è sufficiente affinchè rimangano "incollati", poi bisogna mettere gli innesti in un luogo umido (in sacchetto trasparente per esempio) affinchè non si secchi il taglio e il semenzale. Dopo qualche giorno si puó rimettere all'aria e in una decina di giorni si dovrebbe notare il rigonfiamento della marza, segnale che il tutto è andato alla meglio.


Per produrre pressione sulla marza si possono usare elastici o, come in questo caso, un piccolo e leggero vassoio di plastica

Dopo due settimane la marza comincia a gonfiarsi, segnale che l'innesto è riuscito


Lo stesso innesto dopo dieci mesi, ormai misura quasi due cm di diametro



Le due piantine su proprie radici sono ancora diminute, non arrivano neanche al mezzo centimetro, non appena otterrò semi autoprodotti voglio provare semine su differenti substrati. In natura infatti la L. alberto-vojtechii cresce su depositi alluvionali pianeggianti, nei pressi di San Luis Potosì (SLP), Zacatecas e Coahuila (Messico). Vorrei provare in particolare con del terriccio sabbioso che ho trovato vicino a dei fiumi che mi sembra l'ideale, soprattutto confrontandolo con le foto in habitat che potete vedere in lophophorainfo

Semenzale di Lophophora alberto-vojtechii a 10 mesi di età



Ora ho imparato a non evere troppa fretta e a moderare le innaffiature degli innesti, in genere lascio che il terriccio si asciughi bene per alcuni giorni prima di dare nuovamente acqua, in questo modo riduco al minimo l'uso di fungicidi e posso prevenire il formarsi di alghe verdi in superficie, che soprattutto nei semenzali in germinatoio costituiscono spesso un problema. Come prodotti antifungini consiglio quelli sistemici, che vengono assorbiti dalle radici e distribuiti nella pianta, così da avere una protezione più completa. Ogni tanto dó anche del concime minerale per cactus (NPK 4-8-12), ma in quantità ridotte rispetto quello consigliato nella confezione, per evitare possibili eccessi di azoto (N).

venerdì 3 dicembre 2010

Pyrrhura picta roseifrons & Pyrrhura rupicola

La specie picta è ben distribuita lungo tutta l'Amazzonia, è presente in Brasile, Guayana, Suriname, Venezuela, Bolivia e Colombia. L'ampia distribuzione spiega anche il gran numero di sottospecie:
P. picta "picta", "amazonum", "caeruleiceps", "subandina", "microtera", "lucianii", "roseifrons".

Di misura un poco più piccola della perlata, direi più snella, si caratterizza anche per un carattere piuttosto schivo e timoroso, il quale potrebbe essere un problema per indurle alla riproduzione, se non le diamo un luogo calmo e il tempo necessario affinchè si adattino (quindi molta pazienza..). La mia coppia ad esempio ha "rifiutato" il nido per quasi un mese, strillava ogni volta che qualcuno passava davanti la stanza, poi con alcuni accorgimenti e un po' di pazienza si sono tranquilizzate. Ora invece di strillare, quando entro a dar loro da mangiare, si buttano al volo dentro al nido e al massimo escono un poco con la testa per sbirciare le mie intenzioni.

P. picta roseifrons


Come avrete già capito il termine "roseifrons" fa riferimento al capo di colore rosso fuoco, colore presente anche sul petto, mentre la gola è grigiastra, coda marroncina,  remiganti azzurre, e resto del corpo verde.

La coppia



Le Pyrrhura in genere possono essere molto prolifiche, con covate di anche 8 uova, sebbene in genere siano 4-5. L'incubazione dura sui 22-23 giorni, e le uova vengono deposte a giorni alterni e covate quasi da subito. Questo fa sì che i primi pulcini nascano con alcuni giorni di anticipo sugli ultimi, e quindi è normale vedere polletti in fasi differenti di crescita e grandezza. Se qualche ultimo pulcino rimane denutrito, o se semplicemente si vuole ottenere soggetti completamente addomesticati, si può optare per l'allevamento a mano. A questo scopo si possono usare i preparati presenti in commercio e utilizzare una siringa (senza ago ovviamente) per imbeccarlo.

Pulcino di Pyrrhura rupicola, allevato a mano con siringa

Prima di dargli da mangiare bisogna assicurarsi che il gozzo si sia svuotato dalla precedente razione. Per la quantità  da dare,  sarà il polletto stesso a far capire quando è sazio. Di solito man mano che cresce si diminuisce il numero di razioni, ma si aumenta la quantità di cibo data. Da tre razioni al giorno passeremo quindi a due e in fine ad una al giorno, mentre il pappagallino comincerà gradualmente a mangiare da solo frutta e semi.

Particolare del "piumino"

I piccoli sono implumi alla nascita, ma presto comineranno a presentare un fitto e soffice piumino. Man mano che crescono spuntano le prime penne, racchiuse inizialmente da un astuccio cheratinico che si aprirà facendole "schiudere".


Si formano le prime penne sulle ali

I piccoli solitamente abbandonano il nido a quasi due mesi d'età, e saranno dipendenti dai genitori per qualche tempo finchè non sapranno mangiare autonomamente.

Pyrrhura perlata coerulescens

Pyrrhura è un genere che consta di circa 20 specie, più le relative sottospecie, di conuri sudamericani. Di grandezza medio piccola, sono abbastanza facili da allevare anche in piccole voliere e gabbie (almeno un 60 x 60 x 60, ma ovviamente se più grande meglio), e rispetto altri psittaciformi sono poco rumorosi, con il quale sono tra i pappagalli che meno disturberanno se li dovremo tenere in un appartamento.

Mi sto cimentando nell'allevamento di due specie in particolare, la P. perlata coerulescens, e la P. picta roseifrons.

Pyrrhura perlata coerulescens


La specie perlata è originaria del nordest del Brasile, ama vivere in foreste primarie, caratterizzate da grandi alberi e poco sottobosco, dove si nutre di semi, noci, bacche, frutta, e in alcune epoche anche larve ed insetti. A causa del frazionamento ed isolamento delle popolazioni di perlata, si sono sviluppate 4 sottospecie, la perlata "perlata", perlata "lepida", perlata "anerythra", e infine le perlata "coerulescens".

 
Pyrrhura perlata coerulescens, notare le sfumature azzurrognole


Il colore principale è un verde acceso, che purtroppo nelle foto rende poco, la testa è castano-grigia con riflessi azzurri e, come altre Pyrrhura, la gola fino all'altezza delle orecchie presenta le piume disposte e colorate a sembrare delle squame. La coda è rossiccia, mentre la parte inferiore delle ali è di un bel rosso acceso. Le remiganti sono azzurre. Misura sui 25 cm.

La coppia, il maschio è quello in primo piano, mentre osserva attento le mie mosse

Nelle gabbie e nelle vogliere è bene che siano sempre presenti i nidi. Questo non solo per la riproduzione, ma soprattutto perchè le Pyrrhura amano dormirci dentro e ci si infilano rapidamente se spaventate. Nel fondo si può mettere segatura, dopo averla lavata previamente per togliere la polvere e i residui più piccoli. Alcuni usano trucioli di torsoli di pannocchia, che però non ho mai usato per il momento.

Sopra il nido delle roseifrons, e nello scompartimento in basso quello delle coerulescens

Come potete vedere, sono presenti svariate piume e penne, segno che il nido è regolarmente utilizzato dai soggetti ed è ben accetto. I miei nidi sono ad apertura dall'alto, sebbene i più esperti in tema consiglino quelli ad apertura laterale, di modo che, se dovessimo aprire nel periodo di cova o di allevamento dei pulcini, gli animali si spaventerebbero di meno.

Il nido utilizzato è lo stesso che si usa per le più comuni Nymphicus hollandicus, di cm 20 x 20 x 30h